fbpx

Vesāk 2563 E.B. (2019 e.v.)

Il Vesak¹ è la principale ricorrenza buddista. Si ricordano in questo giorno la nascita, il risveglio e il trapasso del Buddha Gautama. Secondo la tradizione, il principe Siddhattha nacque nel 623 a.C. nel giorno di luna piena (Pūrnimā) del mese lunare di Vesākha; sempre nel plenilunio del medesimo mese, trentacinque anni dopo, giunse alla buddità e infine, nello stesso giorno di Vaiśākha Pūrnimā, trapassò nel Mahāparinibbāna all’età di ottant’anni nel 543 a.C., data dalla quale si fa partire il computo dell’Era Buddista.

Vesāk — in sanscrito Vaiśākha — significa «diramato» e allude, verosimilmente, alla forma della costellazione dell’Ariete (Meṣa) che il Sole attraversa in questo periodo dell’anno. Menzionato anche nei Veda, Vesāk è il secondo mese del calendario lunare buddista e ha inizio tra il 13 aprile e il 13 maggio. La festa del Vesāk vera e propria cade nel 15º giorno di questo mese lunare, ed è una ricorrenza mobile rispetto al nostro calendario, proprio come la Pasqua ebraica, con la quale è possibile che ai tempi del Buddha coincidesse

Vesāk è un mese considerato fasto per tutta la sua durata, mentre degli altri mesi era considerata beneaugurante solo la quindicina di luna crescente. Possiamo perciò azzardare la supposizione che, se questo plenilunio non fosse il vero giorno natale del principe Siddhattha, la tradizione probabilmente glie l’avrebbe attribuito ugualmente, proprio come il 25 dicembre s’è trasformato da giorno del Sole Invitto in Natale di Gesù sovrapponendo un significato nuovo a una tradizione antica. 

Può interessare evidenziare come, a differenza dei cristiani, che contano gli anni dalla nascita di Gesù, i buddisti li contino a partire dal Primo Concilio, che si svolse poco dopo il Mahāparinibbāna del Buddha.

La festa del Vesāk cade, ai nostri giorni, nel plenilunio del mese lunare che s’inizia dopo il 13 aprile, collocandosi così, per lo più, nel mese di maggio. Ciò lo arricchisce di significati squisitamente mediterranei. Come possiamo osservare guardandoci intorno, è un mese in cui la natura è in pieno rigoglio: il cielo è sereno e il sole è piacevolmente caldo. La pioggia di maggio è considerata benefica. Nella tradizione italiana maggio è un mese che ospita rappresentazioni miste di sacro e profano. È il mese delle rose, degli amori e della Madonna. Nel Vesāk ritroviamo tutte queste valenze, con l’aggiunta di quelle più propriamente buddiste, tra le quali la più importante è quella di festa del risveglio. Il risveglio della natura allude al risveglio spirituale e al trapasso in uno stato esperienziale superiore.

La festa del Vesak commemora anche la solitudine del Buddha. Solitudine della nascita, ma soprattutto solitudine del risveglio e del trapasso. Quando il Buddha pervenne all’estinzione del dolore, sotto l’albero della bodhi (pipal o ficus religiosa), a Gaya, sulle rive del fiume Nairañjana, era rimasto solo. Dopo aver lasciato la casa paterna, la famiglia, i maestri spirituali, era stato abbandonato anche dai cinque asceti che avevano condiviso negli ultimi tempi la sua vita eremitica. Solo, abbandonato e dimentico di tutti, n questa estrema solitudine sperimentò lo stato imperituro del risveglio, al quale giunse mollando tutto: legami di sangue e di amicizia, maestri spirituali e compagni di ricerca, cultura e tradizione.


¹ Preferiamo la grafia Vesāk a quella di Wesak, che in italiano non ha alcuna giustificazione fonetica, mentre ce l’ha in tedesco, lingua dalla quale è stata presa in prestito e in cui la «w» si legge «v», mentre la «v» si legge «f». In sanscrito è Vaiśākha, in pali Vesākha.

Un commento

  1. Grazie Flavio di tutte queste informazioni che ci nutrono verso la consapevolezza., non mancherò domenica al Vesak

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti