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Universalismo buddhista

Il Buddhadharma è rivolto a tutti, senza distinzione alcuna di razza, né di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di censo, di nascita o di altra condizione.

Il Buddha non solo rese accessibile il proprio Saṅgha a tutti, ma imponendo lo stile di vita del bhikṣu, ovvero del mendicante, il Buddha richiedeva che l’aspirante rinunciasse ipso facto a qualunque appartenenza di casta o posisizione sociale, oltre a rinunciare al casato, alla famiglia e al possesso di qualunque bene terreno. Lo stato di bhikṣu non comportava, pertanto, alcun privilegio sociale, anzi poneva tutti sullo stesso piano, al livello infimo della società. Una scelta radicale, comune, peraltro a numerosi altri cercatori ispirati della Verità in Oriente e Occidente. Tra i più noti in ambito cattolico basterebbe citare Francesco d’Assisi e Ignazio di Loyola.

Purtroppo il principio della decadenza che affligge tutte le cose composte ha fatto sì che, scomparso il Buddha e divenuto il buddhismo, una religione separata, anche i bhikṣu siano divenuti una vera e propria casta sacerdotale, venendo meno alla radicale povertà praticata dal Saṅgha primitivo. Tuttavia vi furono sempre, nel corso dei secoli, monaci che si rifecero alla purezza originaria. Uno di questi fu Kōdō Sawaki.

Kōdō Sawaki

Kōdō Sawaki

Kōdō Sawaki nacque il 16 giugno 1880 e fu un maestro di Zen Sōtō. I suoi genitori morirono presto e il bimbo fu adottato da uno zio che poi morì anch’egli. Dopo la morte dello zio, Sawaki fu allevato da un giocatore d’azzardo. Quando ebbe 16 anni, fuggì di casa per farsi monaco a Eihei-ji, uno dei due templi dello Zen Sōtō, e fu ordinato nel 1899. Ciononostante, fu arruolato per servire come cappellano militare nell’esercito imperiale durante la guerra russo-giapponese del 1904-1905. Successivamente divenne maestro di Zen e, negli Anni ’30, prestò servizio come professore all’università di Komazawa. Nel 1949, assunse la responsabilità di Antai-ji, un tempio zen a nord di Kyoto. A causa dei suoi regolari viaggi in tutto il Giappone per insegnare lo zen e rompendo una consolidata consuetudine, non divenne un abate convenzionale, ma adottò uno stile di vita che lo rese noto come «Kōdō il senzatetto». Sawaki morì il 21 dicembre 1965, ad Antaiji.

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