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Saggezza introspettiva (paññā)

Occhi del Buddha, Tempio di Bodhnath, Nepal

Quando la mente del Buddha si concentrò all’interno [upekkha (upa= entro; ikkati = vedere)], Egli divenne consapevole dell’esperienza interiore. Il versante interno dell’esperienza non è semplicemente l’oggetto visto, è bensì il processo della percezione che vede l’oggetto per il tramite dei cinque componenti (pancakkhanda). Ciò gli fece comprendere che il sentimento di sé nasce dalla personalizzazione dei cinque componenti della percezione (khanda). Incominciò anche a rendersi conto che il processo mentale della percezione e la susseguente rappresentazione creano tanto il «mondo» oggettivo quanto il «sé» soggettivo come esistenti in sé e per sé, e in questo modo creano l’«esperienza della sofferenza».

Il sé, il mondo e il concetto di esistenza creano una relazione, la quale non è che un’illusione. La sofferenza non è dovuta alla morte e alla rinascita di un «sé che esiste in sé e per sé», ma a causa della falsa nozione di esistenza di un sé e del mondo. Il «sé» è creato dalla personalizzazione dei costituenti soggettivi della percezione (khanda) e il «mondo» è creato dall’alienazione dell’esperienza oggettiva. Questo avviene a causa di una reazione emotiva: Tanha.

«Sé» e «esistenza» sono concetti statici in una realtà dinamica.

Esistere vuol dire occupare spazio nel passato, presente e futuro.

Il passato… è andato. Esiste?
Il futuro… non è ancora arrivato. Esiste?
Il presente… diventa passato ad ogni frazione di secondo. Esiste?

Lascia andare il passato, lascia andare il futuro
Lascia andare il presente, lascia andare (il concetto) di esistenza
La mente che si libera da ogni (concetto di) esistenza
Non nascerà né morirà mai più.

(Dhammapada, gāthā 348)

Muñca pure munca pacchato
Majje muñca bhavissa pāragū
Sabbattha vimuttamānaso
Na puna jātijaram upehisi.

(Credits: Gli insegnamenti originali del Buddha, del Ven. Dott. M. Punnaji Maha Thera)

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