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Paṭicca Samuppāda – Pratītyasamutpāda

La ruota della vita
  1. Obnubilato dalla nescienza (Avijjā) rappresentata dal cieco, 🕐, coi miei atti impulsivi do luogo a formazioni mentali (Saṅkhāra) che forgiano il mio destino.
  2. Le formazioni mentali (Saṅkhāra), rappresentate dal vasaio, 🕑, condizionano la mia percezione (Viññāṇa).
  3. La percezione (Viññāṇa), rappresentata dalla scimmia che scende dall’albero, 🕒, in quanto senso interno, crea l’illusione della mia personalità (Nāmarūpa), proprio come l’attenzione, l’occhio e una forma colorata producono la visione.
  4. Condizionati dalla personalità (Nāma-rūpa), rappresentata dai due personaggi nella stessa barca, 🕓, sono i miei organi di senso (Saḷāyatana).
  5. Identificandomi, entro in situazioni in cui la personalità si dispiega e il mondo impatta sul mio animo sensibile. Condizionato dagli organi di senso, (Saḷāyatana), rappresentati dalle finestre della casa, 🕔, avviene l’impatto (Phassa), ossia l’incontro del mio apparato percettivo col mondo empirico.
  6. L’impatto (Phassa), rappresentato dall’amplesso, 🕕, condiziona le mie esperienze sensoriali (Vedanā).
  7. Le esperienze sensoriali (Vedanā), rappresentate dall’uomo con una freccia nell’occhio, condizionano la la brama di fare o di evitare.
  8. La brama (Taṇhā) è all’origine dell’attaccamento (Upādāna) alla sensualità, alle opinioni, alle regole, ai ruoli, al senso di importanza personale, rappresentata dal bevitore, 🕗.
  9. L’attaccamento, Upādāna, rappresentato dalla scimmia che sale sull’albero, 🕘, condiziona la mia esistenza, cioè la continuazione dell’impulsività, della proliferazione mentale, dell’ identificazione coi cinque aggregati (Bhava).
  10. L’esistenza (Bhava), rappresentata da una bella sposa, 🕙, condiziona la ri-nascita (Jāti).
  11. La ri-nascita (Jāti), rappresentata dal parto, 🕚, è causa del tormento, del dolore, dei dispiaceri, della depressione, dell’ansia
  12. dell’invecchiamento e della morte, (Jarāmaraṇa), rappresentati dal feretro, 🕛.

L’angoscia (Dukkha) emerge quando «qualcuno» nasce (Jāti). Le formazioni karmiche (Saṅkhāra) condizionate dall’ignoranza (Avijjā) sono la causa dell’esistenza (Bhava). Attaccamento (Upādāna) è insistere nell’essere «qualcuno»: i nesci agiscono impulsivamente. Non-attaccamento è la libertà di essere «nessuno»: solo i saggi possono agire senza lasciar traccia. Gli atti impulsivi sono la radice della vita. Quando la nescienza (Avijjā) cessa, con la pratica dell’introspezione (Vipassanā), anche gli atti impulsivi cessano. Arrestando ciò che non accadrà, l’angoscia (Dukkha) finirà.

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