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Dhammavādaka

Il Dhammavādaka è una prosa lirica composta nel 1986 da un monaco australiano di nome Bhante Dhammika, nato nel 1951 e tuttora vivente. Anche se assomiglia alla famosa lirica Desiderata di Max Ehrmann, Dhammika afferma di non aver avuto in mente Desiderata quando compose la sua poesia, anche se ammette di poterne essere stato inconsciamente influenzato. Il Dhammavādaka mira ad essere, come suggerisce il nome, «una veduta del Dhamma», presentando aspetti essenziali della vita buddista in modo stimolante e memorabile.

Il Dhammavādaka fu pubblicato per la prima volta in una piccola newsletter a Singapore nel 1986. Da allora è apparso su numerose carte e manifesti, è stato riprodotto in newsletter e riviste buddiste ed è apparso in diverse lingue. La traduzione tedesca di Ayya Khema è stata fatta nel 1991. È presente molto frequentemente su Internet, in parte o per intero, dove è stato elevato allo status di sacra scrittura, essendo erroneamente chiamato Dhammavādaka Sutta. A volte è anche chiamato Dhamma Vādaka, o attribuito a un inesistente maestro buddista di nome Dhammavādaka.

Ricorda sempre che qui sei solo un visitatore, un viaggiatore di passaggio. Il tuo soggiorno qui è breve e il momento della tua partenza sconosciuto. Nessuno può vivere senza fatica e un mestiere che provveda ai tuoi bisogni è davvero una benedizione. Ma se lavori senza sosta, la fatica e la stanchezza ti raggiungeranno e ti verrà negata la gioia che viene dalla fine del lavoro.

Parla con calma e gentilezza e non essere prodigo di opinioni o consigli. Se parli molto, questo ti renderà sordo a ciò che dicono gli altri, e dovresti sapere che pochi sono così saggi da non poter imparare dagli altri.

Sii vicino quando c’è bisogno di aiuto, ma lontano quando vengono offerti lodi e ringraziamenti. Tieni in poco conto la potenza, la ricchezza e la fama perché presto passano e vengono dimenticate. Invece, coltiva l’amore dentro di te e sforzati di essere un amico per tutti. In verità, la compassione è un balsamo per molte ferite.

Fai tesoro del silenzio quando lo trovi e, pur essendo consapevole dei tuoi doveri, dedica del tempo per stare da solo con te stesso. Getta via la finzione e l’autoinganno e vedi te stesso come sei veramente.

Nonostante tutte le apparenze, nessuno è davvero malvagio. Sono sviati dall’ignoranza. Se mediti spesso su questa verità offrirai più luce piuttosto che biasimo e condanna.

Tu, al pari di tutti gli esseri, hai la natura di Buddha dentro di te. La tua mente essenziale è pura. Pertanto, quando le contaminazioni ti fanno inciampare e cadere, non lasciarti abbattere dal rimorso né dagli oscuri presentimenti. Sta’ di buon animo e con questa comprensione riprendi forza e cammina.

La fede è come una lampada ed è la saggezza che fa risplendere la luce. Porta sempre questa luce e, a tempo debito, le tenebre cederanno e rimarrai nella luce.


Bhante Shravasti Dhammika

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