Buddhismo laico…

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Laico, nell’accezione moderna del termine, ha significato di «non confessionale», ossia slegato da qualsiasi autorità confessionale, ecclesiastica e, quindi, da qualsiasi confessione religiosa (o non religiosa). Non vuol dire affatto, come spesso si ripete, l’opposto di credente e non indica, di per sé, né un credente né un ateo né un agnostico. Laicità non è un contenuto mentale, bensì una forma mentis; è essenzialmente la capacità di distinguere ciò che è razionale, logico, da ciò che è invece oggetto di fede, a prescindere dall’adesione o meno a detta fede; di distinguere le sfere e gli ambiti delle diverse competenze, in primo luogo quelle dell’istituzione religiosa (Chiesa) e quelle dell’istituzione civile (Stato).

La laicità non si identifica con alcun credo, con alcuna filosofia o ideologia, ma è l’attitudine ad articolare il proprio pensiero (ad es. quello buddhista) secondo principi logici che non possono essere condizionati, nella coerenza del loro procedere, da nessuna fede, da nessun pathos del cuore.

Laicità significa inoltre tolleranza, dubbio rivolto anche alle proprie certezze, capacità di credere fortemente in alcuni valori sapendo che ne esistono altri, pur essi rispettabili; di non confondere il pensiero e l’autentico sentimento con la convinzione fanatica e con le viscerali reazioni emotive; di ridere e sorridere anche di ciò che si ama e si continua ad amare; di essere liberi dall’idolatria e dalla dissacrazione, entrambe servili e coatte.

Non settario implica l’abbandono di tutte le credenze basate su idee divisive, settarie, che comportano snobismo spirituale (il mio buddhismo è superiore al tuo); implica inoltre il rispetto, lo studio e l’accoglimento dei buoni insegnamenti da qualunque filone o diramazione del buddhismo possano provenire.

Unitario vuol dire che vengono valorizzati quegli insegnamenti buddhisti riconosciuti come validi da tutte le confessioni buddhiste (es. Theravāda, Māhāyāna, Zen ecc.). Ciò implica una pratica rigorosa, tesa a valorizzare tutti i buoni insegnamenti che uniscono e non dividono e costituiscono le premesse per l’auspicato buddhismo futuro di un Unico Veicolo (Ekayāna).

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Universalista vuol dire aperto alle influenze della cultura laica e degli altri sistemi di credenze; valorizzante gli elementi comuni con altri percorsi religiosi o sapienziali.

Libero vuol dire, senza costrizioni, né imposizioni, epurato da lacci e lacciuoli. Libero da idee schiavizzanti come la blasfemia, l’apostasia, la divisione fra fedeli e infedeli e così via.

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Dāna vuol dire senza fine di lucro, perché il Dharma è troppo prezioso per avere un costo: lo si può ricevere solo in dono. Le nostre iniziative sono realizzate grazie alle donazioni liberali dei partecipanti. I docenti non sono pagati per le loro prestazioni. La donazione è il modo in cui chi fruisce dei nostri insegnamenti esprime la sua riconoscenza, ed è un sostegno concreto alla prosecuzione dell’insegnamento. È la tradizione in vigore in Oriente, che la Fondazione Maitreya continua per mantenere pura la trasmissione del Dharma. Inoltre consente ai meno fortunati di accedere a un insegnamento di qualità. Dāna è la virtù cardinale della generosità, la sua attuazione pratica.

Bisogna comprendere, però, che Dāna non vuol dire gratis. Significa donazioni. Senza donazioni il Dharma non sarebbe arrivato fino a noi. I monaci e gli insegnanti laici da sempre si sostentano grazie alle libere offerte. Niente offerte, niente Saṅgha e quindi niente insegnamenti. Questo va compreso da chi pretende di fruire degli insegnamenti a sbafo. Gli insegnanti di Dharma sono tenuti a praticare i retti mezzi di sostentamento. Il che non vuol dire che non debbano accettare compensi, ma solo che gli eventuali compensi non siano finalizzati all’arricchimento, né all’accumulo di denaro né a vivere nel lusso. Il codice etico (Vināya) ci impone sobrietà e astinenza dal lusso e dalle eccessive comodità. Dāna, lo ripetiamo, non vuol dire gratis. Vuol dire non profit.

Dāna vuol dire, infine, senza fini di proselitismo. La Fondazione Maitreya non vuole convertire né arruolare alcuno nella chiesa buddhista e nemmeno conculcare alcun dogma. Però vogliamo esser certi che chi si accosta al Buddhadharma sia mosso da un sincero desiderio di imparare. Per questo motivo a tutti gli aspiranti viene chiesto di esplicitare la richiesta di insegnamenti. Se non vi è una formale esplicita libera richiesta, gli insegnamenti non vengono trasmessi.

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