Citta Mano Viññāṇa

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Bhante, può per favore spiegare più estesamente che cosa sia Citta, la mente emozionale, che cosa sia mano, la mente pensante, e quale sia la differenza tra citta e mano? Grazie.

Bene, dobbiamo cominciare col comprendere che noi siamo organismi nell’ambiente. Il corpo è un organismo in un ambiente, interdipendente con l’ambiente. Nello stesso modo, quando parliamo della mente, dobbiamo comprendere che la mente non è cosa separata dal corpo. Ciò che chiamiamo mente è un’attività del corpo.

Per indicare la mente, il Buddha adopera tre parole, Citta, Mano e Viññana che ora cercheremo di rendere secondo la moderna terminologia scientifica nella nostra lingua.

I nostri corpi presentano cinque organi di senso: l’occhio, l’orecchio, il naso, la lingua e il corpo stesso in quanto organo di senso. Quando la luce colpisce l’occhio, noi vediamo; quando il suono raggiunge l’orecchio, noi sentiamo; quando gli odori arrivano al naso, noi li fiutiamo; quando i sapori arrivano alla lingua, noi li gustiamo; quando un oggetto tocca il corpo, noi lo tocchiamo. Questi sono i cinque sensi, che, stimolati dall’ambiente, reagiscono allo stimolo. La reazione dei sensi allo stimolo dà luogo al vedere, all’udire, al fiutare, al gustare, al toccare. Questo è ciò che chiamiamo percezione: percezione dell’occhio, percezione dell’orecchio, percezione del naso, percezione della lingua, percezione del corpo. Il Buddha chiama questa percezione viññāṇa. La parola che il Buddha impiega è viññāṇa. Viññāṇa è la percezione.

Ora, ciò che viene percepito viene trasmesso al cervello tramite i nervi. Il nervo ottico trasmette dati dall’occhio al cervello, il nervo acustico trasmette dati dall’orecchio al cervello, il nervo olfattivo trasmette dati dal naso al cervello e così via. I nervi sono come cavi telefonici che trasmettono dati dagli organi di senso al cervello. Nel cervello c’è una parte chiamata cerebro, o corteccia cerebrale. Questa è la parte pensante. Il Buddha lo chiama mano. Ciò che il Buddha chiama mano è la parte pensante del cervello. La parte pensante è quella che dà significato a ciò che viene visto, sentito, fiutato, gustato oppure toccato.

In accordo col significato attribuito, sorge un’emozione. Nella forma di un desiderio, o di un’avversione, o di paura o preoccupazione. Questa è l’eccitazione emozionale. Il suscitatore di emozioni è citta. Così citta è ciò che suscita le emozioni. L’energia che suscita le emozioni viene chiamata citta-vega. Energia suscitatrice di emozioni. Lo stato emotivo in italiano si chiama umore o temperamento. Questo è lo stato emotivo. Lo stato emotivo può essere eccitato oppure calmo e tranquillo. Normalmente le emozioni sono calme ma quando c’è eccitazione allora hanno luogo il desiderio o l’avversione o la paura o la preoccupazione. Quando l’emotività è eccitata allora si esprime in parole o atti.

La parte che implica l’azione verbale o fisica è ciò che chiamiamo kamma o karma. Ciò che chiamiamo kamma è la parte comportamentale. Ora, in questa parte comportamentale c’è una differenza tra gli animali e gli esseri umani. Per esempio, quando arriva un estraneo il cane comincia ad abbaiare. Invece l’essere umano ha la capacità di pensare e decidere se comportarsi emotivamente con rabbia o paura oppure star calmo e parlare all’estraneo. Questa capacità di scelta è caratteristica degli esseri umani, ed è ciò che viene chiamata cetanā, o forza di volontà. L’essere umano ha questa forza di volontà o cetanā. Ed è per questa ragione che il Buddha dice che il vero kamma sta nella volizione. Nella decisione che prendi prima di cominciare ad agire.

Bhante Puññaji Mahatera

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