Richiesta di insegnamenti

Da ultimo, ma non in ordine di importanza, siamo invitati a formalizzare la richiesta di ricevere gli insegnamenti, allo scopo di poter sperimentare di prima mano la pace derivante dallo svincolo dalla sofferenza esistenziale.

La prima ragione per cui ci viene rivolto questo invito è che la posizione di maestro viene originata dalla richiesta fatta dagli studenti e non semplicemente dalla designazione da parte di un’autorità superiore.

La seconda è che la Fondazione Maitreya opera dal 1985 senza fini di lucro né di proselitismo. Non vuole convertire né arruolare alcuno nella chiesa buddhista e nemmeno conculcare gli insegnamenti. Però vogliamo esser certi che si voglia riceverli. Si fa così la volontà del Buddha, seguendo il suo esempio.

Si tramanda che, dopo il risveglio, il Buddha abbia contemplato il mondo intorno a sé e abbia visto che non sarebbe stato facile insegnare ciò che aveva compreso. Essendo risvegliato, era al di là di ogni desiderio e, nonostante provasse pietà per gli esseri che vedeva presi nella morsa della sofferenza, si dice che abbia esitato prima di decidersi a insegnare. Sapeva che il suo insegnamento andava contro corrente e non sarebbe stato ascoltato dalle genti intente a inseguire il piacere, il denaro e il successo.

La tradizione narra che, proprio in quel momento, Brahmā Sahāṃpati, signore del Cielo e della Terra, il grande essere con cui il Buddha era stato connesso in una precedente esistenza, scese dalla sua divina dimora e prese forma umana per chiedergli di insegnare il Dhamma. Il Buddha acconsentì alla richiesta e da quel momento in poi non ebbe più alcuna esitazione e insegnò a tutti coloro che glie ne fecero sincera richiesta. Inoltre, istruì anche i suoi discepoli a comportarsi nello stesso modo. Questo è il motivo per cui anche oggi si chiede di fare la stessa cosa.

Parola per parola: Signore (bhante), per favore trasmettimi (dehi) la meditazione (kammaṭṭhānam) vipassanā in modo che io possa gustare la pace nibbanica interiore (Nibbānassa sacchi-karaṇatthāya).

Nibbānassa sacchi-karaṇatthāya me bhante Vipassanā kammaṭṭhānam dehi

Sadhu! Sadhu!! Sadhu!!!
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